Da più anni il sottoscritto, prima come direttore del Laboratorio
Analisi Tessili Carpi, ora come titolare
di LART, esegue un servizio riguardante le analisi
atte a stabilire cause e responsabilità degli eventuali difetti
venutisi a creare sui capi durante le operazioni di manutenzione
eseguita.
A chi non è capitato, almeno una volta di avere una discussione
con il cliente? Sono in continuo aumento i casi di controversie
fra i clienti insoddisfatti e le lavanderie. I nuovi tessuti
sintetici (resinati, spalmati, floccati, ecc), i nuovi
finissaggi (smerigliatura, accoppiatura, ecc.)
che occupano uno spazio importante in tutte le collezioni accanto
ai tessuti tradizionali, la tendenza da parte delle aziende produttrici
a prediligere le prestazioni formali estetiche e non le prestazioni
funzionali (comportamento all’uso, all’indosso e al
lavaggio), giustificano il continuo aumento di controversie tra
pulitore e cliente ed il maggiorato richiesto dalle Vostre
Assicurazioni.
Dall’esperienza maturata nel contatto con numerose tintolavanderia,
emerge che la responsabilità dei danni, nella stragrande
maggioranza dei casi, è da imputarsi al produttore del capo
per utilizzo di materiali non idonei e comunque incompatibili con
l’etichetta di manutenzione applicata al capo. Inoltre la
legislazione in materia è carente.
Ma qualcosa si può fare per avere un risarcimento
al fine di tutelare sia la lavanderia sia il cliente. Il cliente
deve sapere che ha il diritto di protestare e che c’è
qualcuno che lo può aiutare. La tintolavanderia deve dimostrare
al cliente la propria professionalità e chiamare in causa
il vero responsabile “la cattiva qualità dei tessuti
o l’etichetta di manutenzione non corretta”.
Ing. Vittorio Cianci
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